I popoli del mare

109Nel 1200 a.C. genti indoeuropee particolarmente bellicose gettarono scompiglio in tutto il Mediterraneo orientale, sancendo il declino delle civiltà che fino allora avevano prosperato.
Furono chiamati “popoli del mare”, e non v’è dubbio che solcassero questo mare interno, fossero valenti marinai e avessero efficienti imbarcazioni.
Alcune fonti egizie indicano queste genti come provenienti da Haou-Nebout e Antonio Crasto ritiene che il termine sia da tradurre come “I signori delle isole”, cioè le isole dell’Egeo. Altri studiosi credono di poter attribuire a Haou-Nebout il significato di madrepatria dei popoli del mare, provenienti dal “Grande Verde” (mare universale), che Pierluigi Montalbano definisce come “…un vasto spazio abitato da un insieme di razze con cui gli egizi ebbero intensi rapporti.”
Fu una grande dispersione di uomini che pose termine anche all’Età del bronzo, poiché introdussero la metallurgia.
Ancor oggi con questo termine generico s’intende un insieme di popolazioni, non sappiamo con quale grado di omogeneità, forse una confederazione, tra cui vanno ricordati almeno gli Achei, i Filistei, gli Etruschi, i Sardi e i Siculi. Continua a leggere

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La furia di Tlaloc

tlaloc_museo_edomexChi ha avuto la fortuna di visitare almeno una volta il Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico può ben comprendere perché da sempre è considerato all’unanimità tra i più belli.
A parte il design avveniristico (sono già trascorsi oltre quarant’anni dalla sua costruzione) e la cornice da favola in cui è immerso (lo stupendo bosco di Chapultepec), il museo è rinomato per la maggior collezione di arte precolombiana al mondo ed è la meta obbligata di ogni turista anche se l’archeologia non è esattamente in cima ai suoi pensieri. L’unico paragone che viene in mente è con il Museo de Il Cairo, in Egitto.
Ancor prima di varcarne la soglia quel che attira immediatamente l’attenzione del visitatore è certamente una gigantesca statua che troneggia sulla fontana del piazzale d’ingresso.
Il monolite dovrebbe rappresentare Tlaloc, il mitico dio azteco della pioggia: pur non recando alcuna specifica iscrizione che possa confermarlo, la gente ha ormai identificato l’opera scultoria con questa divinità. Come sia arrivata fin qua la statua e che cosa ci sia di vero nella ‘maledizione’ innescata dal terribile dio durante il suo trasferimento è una storia che merita di essere raccontata.
Tlaloc faceva già proseliti a Teotihacan, “la città dove nascono gli dèi” a circa 60 chilometri da Città del Messico. Il dio della pioggia era venerato anche dai Maya con l’appellativo di Chac e dai Toltechi come Cocijo. Questa divinità incuteva così tanto terrore che gli Aztechi praticavano regolarmente il sacrificio umano per ingraziarsela, nella consapevolezza che fosse l’artefice delle avverse condizioni climatiche che si abbattevano sul Mesoamerica: se non era con piogge torrenziali il dio si faceva sentire con lunghi periodi di siccità.
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Fuori dall’Africa (1): gli ominidi

Acacia-tree…iniziò un lungo periodo di esplorazione delle possibilità offerte dai nuovi habitat in espansione, i margini delle foreste e i terreni boscosi… che hanno una propria comunità animale caratteristica… Forse fu l’esplorazione di svariati habitat il fattore responsabile dell’evidente varietà dei primi ominidi.” (Ian Tattersall)

Alla conquista del mondo Il periodo che ancor oggi continua stoltamente a essere nominato Preistoria (decine di migliaia di anni prima dell’invenzione della scrittura), rappresenta anche il punto di partenza per cercare di ricostruire la storia delle diffusioni e delle migrazioni degli ominidi sul nostro pianeta, comprese quelle della nostra specie. La culla in cui fiorì la vita degli ominidi bipedi poco più di sei milioni di anni fa (quando la linea evolutiva umana si rese autonoma da quella degli scimpanzé), con i primi possibili antenati della linea umana, è tuttora considerata l’Africa. Da lì sono fuoriusciti questi ominidi, a partire da due milioni di anni fa. Le evidenze in tal senso sono inoppugnabili. L’ipotesi multiregionale (che propone un’evoluzione dell’Homo ergaster non in specie distinte ma in conseguenza delle migrazioni con riversamento genico tra gli ominidi), continua a non convincere per la mancanza di prove assolute ma soprattutto per la dissonanza con le evidenze genetiche finora emerse. Anche la teoria che l’Homo erectus sia partito dall’Asia, e non dall’Africa, non ha mai riscosso favore nel mondo accademico. Sono diverse le specie che la paleoantropologia, la disciplina che interagisce ormai con altre branche del sapere e che si occupa di resti fossili, ha finora individuato. Continua a leggere

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Le acque primordiali di Nun

Nun_and_NaunetIl resoconto della creazione, nell’antico Egitto, è narrato in quattro versioni diverse. La più completa e conosciuta di queste, sviluppatasi nel centro di Eliopoli, vede per protagonista Amon o Atum, poi associato al dio del Sole.

Ne “L’enigma delle origini della razza umana” (Cerchio della Luna, 2011) così scrivevo a proposito delle altre tre versioni della creazione: “…A Menfi, capitale dell’antico Egitto, il dio venerato era Fta o Ptah, ‘padre e madre di tutti gli dèi’, considerato anche protettore degli artigiani. Amon in questo caso era appena un gradino sotto Ptah. Nella città di Ermopoli invece il culto era tutto dedicato a Thoth, dio lunare ma anche della saggezza e della scrittura (e per questo chiaramente protettore degli scribi), che era rappresentato con la testa di ibis e associato all’animale sacro del babbuino. Per ciò che concerne il mito della creazione, a Ermopoli si credeva fosse merito del dio Nefertem, protettore della vegetazione. Infine ci resta da dire qualcosa circa il centro di Esna: qui la figura principale era quella del dio Knufi o Cnum, dalla testa di montone. La divinità aveva creato il genere umano plasmando argilla sulla sua ruota da vasaio. Sulle pareti del tempio di Esna è incisa questa versione della creazione, con riferimento anche a una dea di nome Neith, venerata nella città di Sais.

Amon, che si distingueva per l’aspetto antropomorfo (il corpo di un uomo e la testa di un falco), emergeva dalle acque primordiali di Nun, un vuoto senza forma, ma dal suo seme fece nascere Shu (dio dell’aria) e Tefnut (dea dell’acqua), la cui unione portò in frutto Geb, dio della Terra, e Nut, dea del Cielo. I due diedero alla luce due maschi (Osiride e Set) e due femmine (Iside e Nefti). Continua a leggere

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