La razza estinta

giganti…il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura;
vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro.”(Dalla Bibbia, Libro dei Numeri)

Giganti, titani, ciclopi La presenza di esseri con una statura fuori dall’ordinario, dotati, fra l’altro, di una eccezionale forza, è facilmente individuabile in una marea di miti, a partire da quello classico del diluvio universale. Tanto per cominciare, come recita uno scritto rabbinico del V secolo d.C. prima che l’Arca partisse, il gigante di nome Og riuscì ad aggrapparsi a una scala di corda dell’imbarcazione. Era l’ultimo dei giganti, re di Basan (una località ad Est del fiume Giordano) e di lui ne parla anche la Bibbia. Se diamo ascolto alla mitologia greca i Titani (questo termine individuava, con precisione, una razza di giganti con l’aspetto veramente selvaggio; al pari dei Ciclopi e degli Ecatonchiri, sono i figli del dio del cielo Urano, concepiti con la dea della terra Gaia, la madre universale della mitologia classica) vivevano all’interno delle grotte e, peculiarità in comune con i Ciclopi, avevano un solo occhio. Ricorderete, senz’altro, quello che dovette sfidare Ulisse in una certa fase del suo peregrinare. Le antiche cronache li descrivono come dominatori incontrastati della terra nei tempi che furono e, un bel giorno, decisero di ribellarsi agli dèi e agli uomini: non possiamo essere certi sulla ragione del contendere, probabilmente questa razza semi-divina prese coscienza di poter usurpare il potere dalle mani della divinità. Continua a leggere

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Civiltà megalitiche

CallanishLa presenza di megaliti nel bacino del Mediterraneo e in altre località europee, le cui datazioni in base ai progetti originali si fanno risalire anche all’VIII millennio a.C., consentono di delineare una civiltà itinerante dedita alla lavorazione di imponenti blocchi di pietra, ancor prima che fossero edificate le piramidi egizie e le ziggurat sumere.
Sicuramente una cultura marinara perché le costruzioni di cui parliamo si rinvengono in special modo sulle isole e sulle coste, disegnando un possibile tragitto che parte (o arriva, dipende dai punti di vista) dal Mediterraneo, lambisce le coste europee sull’Atlantico e giunge alle isole dell’Europa settentrionale. Con buona approssimazione è possibile riconoscere in questo percorso le vie marittime tracciate con successo dai Fenici almeno dall’inizio del I millennio a.C.
Per la gente artefice di queste costruzioni megalitiche, si può suggerire un’appartenenza a un gruppo generico di “popoli del mare” (paleoeuropei, pre-indoeuropei e mediorientali, presenti nel Mediterraneo orientale prima dell’arrivo degli Elleni e degli Indoeuropei storici), che può ragionevolmente aver realizzato le sue opere lungo i propri itinerari marittimi, evolvendosi in ramificazioni con stili diversi testimoniati da dolmen, menhir, cerchi di pietre e strutture piramidali. Continua a leggere

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Una penisola devastata

urlTra l’VIII e il VI sec. a.C. si registrò un’imponente migrazione dalla Grecia all’Italia meridionale (che sarebbe diventata la Magna Grecia), forse determinato dall’eccessiva frammentazione delle terre che non permetteva il sostentamento dell’intera popolazione.
Probabilmente, questa migrazione era ancora il frutto degli sconvolgimenti climatici dei secoli precedenti in Grecia: Brian Fagan sostiene, infatti, che “…la civiltà scomparse per più di quattro secoli, periodi oscuri che rimasero nella memoria collettiva per molte generazioni”, tanto che il generale ateniese Tucidide ancora nel V secolo a.C. descriveva la sua patria senza commercio e senza comunicazioni via terra o via mare.
L’espansione provocò attriti con i Fenici, un popolo semita stanziato nell’attuale Libano già nel III millennio a.C. (come dimostrano gli scavi archeologici di Biblo, le cronache egizie e l’epopea di Gilgamesh), che fin dal IX secolo a.C. aveva creato un’efficiente rete commerciale nel bacino del Mediterraneo, grazie alla fondazione di numerose colonie tra cui l’importante Cartagine. Continua a leggere

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La crisi del 536 d.C.

rabaul eruptionNel 536 della nostra era, il genere umano dovette sopportare l’ennesima devastazione globale del pianeta. Le testimonianze dirette nei testi degli storici e negli scavi archeologici sono state recentemente suffragate dalla dendrocronologia, tecnica di datazione basata sulla crescita annuale degli anelli degli alberi nelle regioni a clima temperato (che oltre l’età rivela le mutate condizioni climatiche), che permette di ricostruire serie cronologiche con minimi margini d’errore, determinando anche le temperature generalmente attestate a migliaia di anni fa.
In archeologia consente la datazione assoluta dei manufatti e può fornire conferme correttive alle datazioni ottenute con il metodo del radiocarbonio, poiché anche gli alberi nel processo di fotosintesi conservano tracce della concentrazione atmosferica di questo isotopo radioattivo. In quest’ultimo caso, le datazioni fornite dalla dendrocronologia applicata ad alcune piante molto longeve (larice comune e quercia in Europa centrale, abete rosso in Europa e Asia centrale, una specie di pino nel sud-ovest degli Stati Uniti) si spingono indietro nel tempo di oltre diecimila anni, considerando il materiale ligneo (anche fossile) in una curva standard di riferimento e utilizzando metodologie statistiche computerizzate. Continua a leggere

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