La cantante dei Faraoni

c_254_190_16777215_01_images_stories_musica_arpistaAll’inizio del 2012 gli archeologi dell’Università di Basilea scoprirono nella Valle dei Re, in Egitto, un sepolcro ancora inviolato, senza decorazioni sulle pareti. In quella tomba di quasi tremila anni fa, come confermato dall’iscrizione, riposava il corpo di una donna che, pur non essendo una regnante, aveva comunque meritato una sontuosa sepoltura.
Il rinvenimento di questo sepolcro è l’eccezione, poiché finora è il primo riservato a una donna non appartenente alla famiglia reale. Nehmes Bastet (“Bastet può salvarla”), questo il suo nome, era una cantante che con la sua voce doveva aver deliziato la corte di qualche faraone della XXII dinastia, all’inizio del I millennio a.C., durante le ricorrenze religiose presso il tempio di Karnak a Tebe. La donna era sotto la protezione di Blaster, la dea felina protettrice del Basso Egitto, spesso associata a Sekhmet. Come già evidenziato in altre sepolture, quella destinata alla cantante era in origine riservata a qualcun altro vissuto centinaia di anni prima. La “KV64”, che si trova vicino al sepolcro di Thutmose III, è la seconda tomba inviolata scoperta, dopo quella celeberrima destinata alle spoglie del faraone Tutankhamon.
L’archeologa francese Susanne Bickel, responsabile degli scavi, ha confermato che Nehemes Bastet era un’aristocratica che svolgeva le funzioni di “Cantante di Amon” per la classe che regnava alla metà del IX secolo a.C. Il suo sepolcro, all’interno di una camera sigillata a otto metri di profondità, custodiva il sarcofago dipinto di nero e scolpito in legno di sicomoro, decorato sui lati da geroglifici gialli. La mummia, alta circa un metro e mezzo, era annerita e incollata al fondo della bara con uno sciroppo a base di frutta, spesso usato nei processi di mummificazione. Una piccola stele di legno, contenente un’invocazione, raffigura la donna di fronte al dio Amon, mentre tutt’attorno resta la ricca offerta che accompagna la donna nel viaggio eterno, oggi vasellame in frantumi, una dote che non tutti potevano permettersi e che attesta l’appartenenza a una classe agiata.
La stele e il sarcofago (per l’analisi stilistica, entrambi da far risalire tra il 945 e il 715 a.C.) furono collocati nella camera sepolcrale edificata almeno cinquecento anni prima, probabilmente per ospitare in origine la salma di qualche regnante della XVIII dinastia, come dimostra il rinvenimento di altre due sepolture. Gli indizi di tal genere sono numerosi in terra d’Egitto, tanto da suggerire che la pratica del recupero delle tombe rimase costante anche in epoca posteriore, spesso dopo l’inevitabile saccheggio a cui andavano incontro. La sepoltura dimostra, una volta di più, come alcune donne del seguito dei faraoni potessero aspirare all’identico trattamento riservato ai regnanti. In questo caso, Nehemes Bastet, figlia di un sacerdote di Amon, meritò un simile privilegio per aver messo la sua voce al servizio del dio, intonando canti durante le cerimonie in suo onore e compiacendo i numerosi partecipanti. Sulle pareti del tempio di Amon, a Luxor, sono incisi i testi delle canzoni che animavano i sacri rituali di Opet, forse le stesse parole intonate da Nehemes Bastet.
Tra qualche tempo Nehemes Bastet potrebbe non essere più sola: infatti, nel 2014, nella necropoli di Bastet a Saqqara, mentre si rimuovevano i detriti nel sepolcro di Maia – nutrice di Tutankhamon – è stata rinvenuta anche la sepoltura di Ta Akhet, una cantante del coro sacro, il cui sarcofago è attestato tra la XXII e la XXIV dinastia. La cantante potrebbe essere stata inumata in uno dei tre sarcofagi di legno, disposti uno dentro l’altro, le cui incisioni rappresentano il volto della donna. In uno dei contenitori intermedi sono stati ritrovati manufatti per il trucco appartenenti al corredo funebre. Non rimane che aprire la tomba, per vedere se all’interno c’è davvero la mummia di Ta Akhet.

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