La piramide che non c’è

dscn2031Natividade da Serra è un piccolo paese dello stato di San Paolo, in Brasile. Qui, una decina d’anni fa, in cima a una collina (a circa 250 metri dal ruscello che prende forza dal Paraibuna Rio)sono state rinvenute misteriose rovine, in una zona che almeno fino al 1853 non ha ospitato insediamenti umani.
Le spesse lastre in granito, di forma rettangolare (quasi fosseroblocchi di muratura), alte 70 centimetri, larghe fino a 80 e lunghefino a duecento, denotato angoli arrotondati e potrebbero pesare quasi250 chilogrammi. Hanno un profilo regolare a sei facce e potrebbero essere quel che rimane delle pareti di un edificio.
C’è chi dice si tratti dei resti di una cava risalente al XIX secolo, quando la zona cominciò a essere abitata regolarmente, eppure qualche dubbio rimaneperché sarebbe stato più logico estratte rocce in una posizione più agevole. La presenza di quella che in origine poteva essere una scalinata, realizzata con una tecnica meno precisa rispetto alle lastre, avvalora l’ipotesi che servisse per raggiungere la cima della collina, ove era presente in origine un edificio sacro a forma piramidale.
Il sito,pur potendo ragionevolmente risalire alla preistoria del Brasile, non èstato ancora monitorato dall’IPHAN (Istituto per i Beni Artistici e Storici).
L’edificio principale èstato completamente rimosso (a parte un unico monolite) probabilmente dai dipendenti dell’azienda agricola di un certo Carlos Frahya,utilizzando anche dei bulldozer. Qualcuno ha insinuato che il proprietario abbia distrutto quasi completamente il sito, prima alla ricerca d’improbabili tesori, poi per paura di perdere la terraa causadell’inevitabile interesse archeologico che poteva nascere. Proprio alcuni dipendenti dell’azienda segnalarono il sito nell’agosto 2002, provocando subito quella deleteria curiosità che anche in questo caso, è evidente dalle tracce, ha prodotto un generalizzato saccheggio.

La piramide che non c’è Il geologo Paulo Roberto Martinidell’InstitutoNacional de PesquisasEspaciais(INPE), uno dei primia ispezionare il sito, ha rilevatoquel che resta di una struttura in granito, una volta rimosso l’accumulo di terra, che potrebbe anche essere la prima piramide edificata in Brasile. Martini si dice convinto che si tratti di una costruzione realizzata da un’avanzata civiltà primordiale perché i blocchi di granito sovrapposti sono tagliati con precisione, anche se è difficoltoso risalire alla traccia costruttiva originale per la forte azione erosiva che ha fatto scivolare le pesanti pietre. Il geologo spiega che l’erosione che ha interessato la radice delle montagne può senz’altro spiegare l’affioramento del granito, di origine vulcanica, ma non certo i tagli e la disposizione delle pietre: sulla scorta del telerilevamento (il sistema che produce immagini satellitari della superficie del pianeta), non ha mancato di paragonare le costruzioni a quelle del Nuovo Messico.

Migrazioni d’Amazzonia La regione è abitata dagli indigeniTamoios: secondo loro i costruttori di questo e altri monumenti, oggi sepolti dalla folta vegetazione, si deve agli antenati che dimoravano prevalentemente sulla costa dell’attuale stato di San Paolo e Rio de Janeiro. I Tamoios(“gli anziani”) ritengono tuttora di essere la più antica tribù Tupi –Guarani. Un migliaio di anni fa si resero protagonisti di una notevole espansione geografica verso l’Amazzonia e altre regioni del Brasile, forse dettata da motivazioni a sfondo religioso. La migrazione dei Tamoios costrinse la gente Jes, che viveva sugli altopiani, ad abbandonare quei luoghi. L’archeologo Placido Cali dell’Università di Sao Paulosuggerisce che la composizione rinvenuta a Natividade da Serra è unica nel suo genere ed è attribuibile a una cultura certamente avanzata, che si discosta notevolmente da quelle che popolarono il Sudamerica.Il presupposto che i misteriosi costruttori realizzarono questi artefatti utilizzando una roccia cristallina come il granito, caratteristica degli Inca o dei loro antenati,ha riacceso la discussione sulla presenza o meno di questo popolo anche in Brasile.

“La terra senza il male” Il “Peabiru”, un’antica rete di sentieri che si estendeva per tremila chilometri collegando le Ande alle costedell’Atlantico, avrebbe potuto permettere agli Inca di raggiungere il Brasile, attraversando gli stati di San Paolo, Paranà e Santa Catarina. Il camminamento, in uso almeno fino al XIX secolo, oggi è quasi sconosciuto poiché irrimediabilmente danneggiato dall’uso intensivo dopo la conquista. È possibile ricostruirne il percorso in maniera molto approssimativa e rimane qualche traccia solo a Pitanga nel Paranà. La leggenda narra dell’uomo bianco con la barba, indicato come Sumé dagli indios, che avrebbe raggiunto la costa brasiliana camminando sulle acque. Questa divinità, chiamata PaySume in Paraguay, giunse sulle vette andine, dove sarebbe stato ricordato come Viracocha. I nativi erano convinti che questo camminamento per la“Terra Senza il Male” (identificabile nella costa meridionale del Brasile) andasse di pari passo con la Via Lattea, che i Guarani conoscevano come Sentiero del Tapiro o Dimora degli Dei.Una decina di anni fa un altro archeologo, Luis Galdino, nel libro “The Inca in Brasile” (2002), oltre a credere che il Peabiru testimoniasse l’espansione degli Inca fino all’Atlantico, avvalorava la presenza di questa gente in Brasile anche per la fattura delle asce di rame, bronzo e argento rinvenute a San Paolo, manufatti utilizzati dagli Inca sia per scopi rituali sia per offendere.

Tecniche costruttive Alcune lastre rinvenute nel sito di Natividade da Serra sonoeffettivamente molto simili ai blocchi di pietra a secco delle murature andine.C’è chi si arrischia anche a individuare la particolare tecnica costruttiva, facendo paralleli con quella in voga dall’espansione alla caduta degli Inca, a cavallo tra il XV e XVI secolo. I più arditi hanno riconosciuto nella muratura irregolare, in pietra con malta, una tecnica costruttiva propria della cultura di Caral e Chavin.Meglio non correre troppo con la fantasia, anche perché della piramide non c’è purtroppo traccia e nessuno ne parla più. Il Brasile è ancora privo di un retroterra culturale importante e gli scavi archeologici sono scarsi anche per mancanza di fondi; eppure, qualcuno tiene accesa la fiammella dell’immaginazione. Dalle informazioni che ci giungono dall’America latina, un paio di ricercatori indipendenti, Pepe Chaves e A. Fonseca, sonoparticolarmente attivi nella zona delMinasGerais, dove avrebberoindividuato basse strutture in muratura,analoghe a quelle peruviane per via dell’originale taglio delle pietre. Quando ne sapremo di più, ne daremo conto su queste pagine.

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